Scleroterapia a Brescia
indicazioni per capillari e vene superficiali

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La scleroterapia è una procedura medica minimamente invasiva utilizzata per trattare vene superficiali selezionate degli arti inferiori. Prevede l’iniezione nel vaso di un medicinale sclerosante, che provoca un danno controllato della parete venosa, seguito dalla chiusura e dalla progressiva trasformazione fibrosa della vena trattata. Il flusso viene ridistribuito attraverso le altre vene pervie e funzionanti.

Il termine comprende trattamenti differenti per indicazione, medicinale, formulazione liquida o schiumosa, concentrazione, sede, calibro del vaso, preparazione e modalità di somministrazione. Risultati e sicurezza documentati per uno specifico impiego non possono essere estesi automaticamente ad altre formulazioni o sedi.

Presso la sede di Brescia, il dottor Alberto G. Riboldi riceve su appuntamento chi desidera valutare una scleroterapia e comprenderne diagnosi, alternative, possibili risultati, rischi e limiti.

Quando può essere valutata la scleroterapia

La procedura può essere presa in considerazione per:

  • teleangectasie, comunemente chiamate capillari, degli arti inferiori;
  • vene reticolari superficiali;
  • piccoli tributari varicosi selezionati;
  • vene residue o ricomparse dopo precedenti trattamenti;
  • alcune varici selezionate, anche con guida ecografica;
  • insufficienze venose superficiali specifiche, quando il trattamento è appropriato.

Ogni indicazione dipende da diagnosi, origine del reflusso, diametro, profondità, anatomia, medicinale, formulazione e modalità previste per lo specifico prodotto. Non ogni vena visibile è trattabile con la stessa procedura.
L’eco-color-Doppler è l’esame di riferimento per valutare anatomia e reflusso nella malattia venosa. Necessità ed estensione dell’esame dipendono dal quadro clinico; può essere indicato anche prima di trattare vene reticolari o teleangectasie quando anamnesi ed esame obiettivo suggeriscono un reflusso associato.
In presenza di reflusso dei principali tronchi safenici, le tecniche endovenose ablative sono generalmente preferite quando appropriate. La scleroterapia ecoguidata o la chirurgia possono essere valutate in situazioni selezionate, considerando anatomia, caratteristiche cliniche, preferenze e disponibilità delle procedure.

Scleroterapia Brescia | Dott. Riboldi
Scleroterapia Brescia | Dott. Riboldi

Cosa non può correggere la scleroterapia

La scleroterapia non costituisce un trattamento generico per dolore, gonfiore, pesantezza, crampi o alterazioni cutanee. Questi sintomi possono dipendere da cause venose, linfatiche, arteriose, articolari, neurologiche, muscolari o sistemiche.
Il trattamento di singoli capillari non corregge automaticamente un reflusso sottostante. Se questo non viene riconosciuto o trattato quando necessario, il risultato può essere incompleto, i vasi possono persistere, comparire nuovamente o ricanalizzarsi e la malattia venosa può progredire.
La procedura non elimina la predisposizione individuale a sviluppare nuove teleangectasie o varici.

Scleroterapia liquida e scleroterapia con schiuma

La formulazione liquida viene frequentemente utilizzata per vasi superficiali visibili e di calibro contenuto.
La schiuma aumenta il contatto tra medicinale e parete venosa. Deve essere preparata e utilizzata esclusivamente secondo le modalità previste per lo specifico medicinale; formulazioni, concentrazioni e metodi differenti non sono automaticamente intercambiabili.
Può essere valutata per specifiche vene e insufficienze superficiali quando compatibile con indicazione, concentrazione e modalità previste. Per vene non direttamente visibili, tronchi safenici o altre insufficienze selezionate, viene eseguita sotto guida ecografica.
Liquido e schiuma differiscono per formulazione, indicazioni, preparazione, sede e profilo di rischio.

La visita per la scleroterapia a Brescia

Durante la visita, il dottor Alberto G. Riboldi valuta distribuzione delle vene, pelle, varici, edema, pigmentazioni, cicatrici, sintomi e precedenti procedure.
Vengono considerate familiarità, gravidanze, attività lavorativa, mobilità, trombosi venosa profonda, embolia polmonare, flebite o trombosi venosa superficiale, trombofilie e altri fattori tromboembolici. Una marcata limitazione della mobilità può aumentare il rischio tromboembolico e rendere il trattamento non appropriato o richiedere particolari cautele.
Devono essere segnalati allergie, malattie neurologiche, cardiache o arteriose, emicrania con aura, disturbi visivi o neurologici transitori e precedenti reazioni a sclerosanti. Una grave compromissione arteriosa o un’ischemia critica dell’arto possono controindicare la procedura.
Per la schiuma devono essere riferiti precedenti eventi neurologici o visivi e l’eventuale presenza già nota di uno shunt cardiaco destro-sinistro; uno shunt sintomatico può controindicare questa modalità.
Allergia al medicinale, tromboembolia venosa acuta, grave infezione o malattia sistemica acuta e ischemia critica possono controindicare il trattamento. Una marcata immobilità e precedenti eventi neurologici o cardiaci gravi conseguenti a scleroterapia richiedono una valutazione particolarmente prudente.
Anticoagulanti, antiaggreganti e sostanze che aumentano il sanguinamento devono essere segnalati senza modificare autonomamente le terapie. L’anticoagulazione non rappresenta necessariamente una controindicazione assoluta, ma richiede una valutazione individuale.
La scleroterapia elettiva viene generalmente rinviata durante la gravidanza. Puerperio e allattamento richiedono una valutazione riferita al rischio tromboembolico e allo specifico medicinale.

Come si svolge il trattamento

Il medicinale viene somministrato mediante piccole iniezioni nelle vene selezionate. Quando necessario, procedura e distribuzione vengono controllate ecograficamente.
Quantità, concentrazione, volume massimo, intervalli e ripetizione devono rispettare il medicinale e la relativa indicazione. Possono comparire pizzicore, bruciore, tensione o crampi transitori.
L’eventuale compressione successiva viene definita in base al vaso, alla procedura e alle condizioni individuali.

Il periodo successivo alla scleroterapia

Possono comparire arrossamento, prurito, sensibilità, gonfiore, lividi, indurimento o cordoni lungo la vena. Nella vena trattata possono formarsi coaguli intravaricosi, percepibili come noduli o cordoni e talvolta associati a pigmentazione o sensibilità.
La chiusura richiede tempo. Il vaso può non chiudersi completamente, può ricanalizzarsi e possono essere necessarie ulteriori sedute.

Possibili rischi della scleroterapia

Tra i rischi rientrano dolore, flebite o trombosi venosa superficiale, pigmentazione bruna temporanea o persistente, nuovi sottili capillari, indurimenti, irregolarità e risultato non soddisfacente.
Sono possibili infezione, reazioni allergiche raramente gravi, ulcerazione, necrosi e cicatrici. Lo stravaso può danneggiare i tessuti circostanti. Una rara iniezione accidentale intra-arteriosa può causare ischemia e necrosi grave dell’arto, con conseguenze potenzialmente permanenti.
Trombosi venosa profonda ed embolia polmonare sono rare ma clinicamente rilevanti. Dopo scleroterapia con schiuma sono stati descritti mal di testa, disturbi visivi, emicrania, tosse e fastidio toracico; attacco ischemico transitorio e ictus rimangono complicanze molto rare.
Dolore intenso o crescente, pallore, colorazione insolita, arto freddo, gonfiore improvviso, perdita di sensibilità, debolezza dell’arto, difficoltà respiratoria, dolore toracico, disturbi visivi o sintomi neurologici richiedono una valutazione immediata.

Richiedere una visita per la scleroterapia a Brescia

Chi desidera approfondire la scleroterapia può richiedere una visita a Brescia per valutare tipo di vena, circolazione, necessità di eco-color-Doppler, alternative, risultati e rischi.

Domande frequenti sulla scleroterapia

La vena trattata può chiudersi, ma il risultato non è garantito come definitivo: il vaso può non scomparire completamente o ricanalizzarsi. Rimane inoltre la predisposizione a sviluppare nuovi capillari o varici.
No. Le teleangectasie sono piccoli vasi superficiali, le vene reticolari hanno calibro intermedio e le varici sono vene più dilatate, talvolta associate a reflusso.
La necessità e l’estensione dipendono dal quadro clinico. È particolarmente importante con varici, sintomi, recidive o sospetto di insufficienza venosa e può essere indicato anche prima di trattare teleangectasie o vene reticolari.
No. Differiscono per formulazione, medicinale, concentrazione, preparazione, indicazioni, sede, possibile controllo ecografico e profilo di rischio.
Non esiste un numero standard. Dipende da estensione e tipo delle vene, medicinale e formulazione, trattamento scelto, eventuale reflusso e risposta individuale.